Archivi giornalieri: 1 Aprile 2018

Rethink! Service Design Stories

19 aprile 2018 | h.10.00 – 20.00

Palazzo Pirelli

Sala Pirelli

Via Fabio Filzi, 22 Milano

 

Più di 20 ospiti nazionali e internazionali raccontano come ilservice design può cambiare mondo.

Lunch Conference del sociologo Evgenij Morozov, il teorico de “L’ingenuità della rete”.

Rethink! Service Design Stories è la manifestazione che riunisce designer, imprese e istituzioni in un palinsesto di iniziative, dibattiti e conferenze sul service design.

Il progetto è promosso dalla Service Innovation Academy di POLI.design — Politecnico di Milano e Leftloft, in collaborazione con Regione Lombardia, in una serie di appuntamenti durante con il Salone Internazionale del Mobile e la Fall Design Week di Milano.

Il 19 aprile 2018, presso il Palazzo Pirelli, più di 20 ospiti nazionali e internazionali raccontano come le loro idee, esperienze, attitudini e progetti di service design stanno cambiando il mondo.

Rethink! è anche infatti un manifesto che si rivolge a tutti gli attori della cultura del progetto, e al loro ruolo in uno scenario in cui la “digitalizzazione di massa” sta saturando alcuni scenari della vita quotidiana, individuale e sociale, e di quella lavorativa. Si tratta quindi di trovare le risposte a un mutamento di bisogni, relazioni, conoscenze, pratiche nel mondo dei servizi in molti settori.

 

La giornata, sviluppata attraverso diversi momenti, prospettive e punti di vista, chiama in causa esperienze innovative e start up, il mondo accademico e della formazione, best practice e casi di studio nel campo dell’innovazione sociale. Si sviluppa inoltre con una tavola rotonda che unisce la filiera di imprese, istituzioni e designer e offre un panorama di storie delle più importanti realtà oggi attive nel campo del service design.

Il programma sarà ulteriormente arricchito  da un grande ospite internazionale, Evgenij Morozov, sociologo, giornalista ed esperto di nuovi media, conosciuto per le sue analisi e la sua visione critica dello sviluppo della società in relazione alle tecnologie e ai mezzi di comunicazione telematica.

 

Nato in Bielorussia, ha fatto parte di organizzazioni non governative che promuovevano la democrazia nell’Europa orientale, per entrare poi nella Open Net Initiative, associazione che difende la libertà di espressione attraverso internet. Svolge attività di ricerca a Stanford, e scrive per “Foreign Policy”, “Wall Street Journal”, “Financial Times”, “The Economist” e “Washington Post”. Oggi è uno degli intellettuali di riferimento in merito al dibattito sugli effetti sociali e politici dello sviluppo della tecnologia. Ha pubblicato in Italia “L’ingenuità della rete”, “Contro Steve Jobs” e “Silicon Valley: i signori del silicio” (Codice edizioni) e “Internet non salverà il mondo” (Mondadori).

 

Venezuela: i bambini in fuga dalla fame esposti a un grave rischio di sfruttamento, abusi e malattie

Una volta giunti in Colombia bambini e adolescenti rischiano di divenire vittime di traffico, di essere rapiti o reclutati da gruppi armati o organizzazioni criminali o di contrarre patologie causate dalle terribili condizioni in cui vivono.

Traffico di esseri umani, reclutamento da parte di gruppi armati e organizzazioni criminali, rischi sanitari: sono questi i pericoli ai quali vanno incontro i minori che entrano in Colombia dopo essere sfuggiti alla fame che li attanaglia in Venezuela, dove 300.000 bambini rischiano di morire a causa della malnutrizione. A denunciarlo Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, impegnata a offrire supporto ai ragazzi e alle loro famiglie negli insediamenti lungo il confine tra i due paesi, fornendo luoghi sicuri dove giocare e imparare, supporto psico-sociale, kit per l’igiene e materiale educativo [1].

La spirale di tumulti politici e economici in Venezuela ha causato iperinflazione [2], disoccupazione e scarsità di cibo e medicinali, una combinazione che ha avuto come risultato l’innalzamento del tasso di malnutrizione, il più alto in venticinque anni. Nel paese, che oggi conta 1.3 milioni di persone malnutrite, ogni settimana muoiono tra i 5 e i 6 bambini per malnutrizione. Da qui un incremento drammatico nel numero di individui che abbandonano il Venezuela in condizioni disperate: nell’anno passato il 62% di persone in più – oltre mezzo milione – ha attraversato il confine con la Colombia e vi è rimasto [3].

Jenny Gallego, Coordinatrice per la Protezione di Save the Children in Colombia, spiega che i bambini, entrando nel paese da soli – o persino accompagnati –, sono esposti a un serio rischio di rapimento e sfruttamento: “Dirigendosi verso le aree popolate, questi bambini che attraversano il confine in modo illegale percorrono un campo minato immaginario. La loro totale invisibilità di fronte ai servizi di sostegno e alle agenzie governative li rende estremamente vulnerabili per coloro che cercano di sfruttarli e abusarne, come i trafficanti o i reclutatori dei gruppi armati o di gang criminali”.

Anche i bambini che entrano in Colombia in modo legale insieme ai genitori, tuttavia, corrono i rischi legati alle difficili situazioni in cui si trovano a vivere: molti bambini hanno contratto diarrea, malattie della pelle o del sistema respiratorio a causa della mancanza di condizioni igienico-sanitarie appropriate e con l’arrivo della stagione delle piogge è prevista una maggiore diffusione di tali patologie nelle aree colpite dall’alluvione; nelle baraccopoli, inoltre, vi sono state epidemie di morbillo.

Carolina, venezuelana madre di 6 figli e all’ottavo mese di una gravidanza gemellare, ha attraversato il confine di recente: abita con tre dei suoi bambini in una capanna di lamiera con una voragine nel tetto e dei teloni per pareti. “Per via della crisi economica non potevo più permettermi di comprare il cibo, così ho deciso di venire in Colombia. Le persone si prendono gioco della mia casa, perché non ha una struttura o un tetto adeguati, ma è l’unica cosa che ho”.

Maria Paula Martinez, Direttrice di Save the Children in Colombia, spiega che dopo decenni di conflitto civile, la Colombia ospita il maggior numero di sfollati interni al mondo, oltre sette milioni, più della metà dei quali bambini[4]. “Stanno arrivando in centinaia di migliaia dal Venezuela. E continueranno, poiché la crisi lì non mostra segnali di recessione. Il governo colombiano e il resto del mondo devono riconoscere la situazione per ciò che è: un’emergenza umanitaria prolungata, che probabilmente peggiorerà molto” afferma Martinez, ricordando che l’accesso al sistema sanitario e all’educazione è estremamente limitato per i tanti bambini che entrano nel paese in modo irregolare.

“Supportiamo l’appello dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati al governo colombiano, affinché continui a mostrare generosità nei confronti dei venezuelani riconoscendone sotto il profilo legale i diritti essenziali e la presenza nel paese, per assicurare che i bambini e le loro famiglie siano protetti” conclude Martinez. “La responsabilità di questi bambini non ricade solo sulla Colombia. Sollecitiamo i governi dei paesi adiacenti affinché tengano i confini aperti e chiediamo al resto del mondo di sostenerli nell’aiutare i bambini e le famiglie in condizioni di bisogno”.

Torna il festival brianzolo dedicato alle migliori #birre #artigianali #italiane

Ritorna il festival brianzolo dedicato alle migliori birre artigianali italiane.
Un’esperienza gustativa e sensoriale unica sul territorio, un’occasione imperdibile per assaporare le opere d’arte della birra artigianale italiana insieme ai loro maestri. Dopo il successo della prima edizione dell’aprile 2016, con oltre 4000 paganti, ritorna l’appuntamento promosso da Mondovisione presso il Palazzo Storico Delle Esposizioni di Mariano Comense (CO), nel cuore della Brianza appunto. Laddove quasi un secolo fa gli artisti del mobile esibivano le loro opere, oggi sono gli artisti del boccale a esserne protagonisti.  
«Il Brianza Beer Festival è una fotografia del mondo brassicolo artigianale del momento». Così presenta l’evento l’organizzatore, David Marelli, responsabile eventi di Mondovisione. «Quello che alcuni vedono come un “momento di moda passeggero” è per noi l’inizio di un percorso educativo importante per tutti gli amanti della birra. In sostanza, la vita è breve: non sprechiamo tempo bevendo male, impariamo a riconoscere il fantastico mondo della birra e i suoi protagonisti, gli stili, le materie prime e i volti che stanno dietro i brand, ovvero i mastro-birrai. Tutti i birrifici sono stati personalmente scelti e contattati da noi, dopo un anno di relazioni con publicans, distributori, organizzatori, e ovviamente il nostro pubblico.
Brianza Beer Festival era l’evento che mancava nel nostro territorio – sottolinea David Marelli – un prezioso momento di incontro e confronto tra operatori del settore, tra birrifici e pubblico, e più semplicemente un bel weekend da passare con gli amici».
SARANNO PRESENTI AL BBF:
– 1 Stand con 7 Birrifici Artigianali Brianzoli
– 14 Stand con Birrifici Artigianali da tutta Italia e uno dall’estero
– Più di 100 birre alla spina
– Street Food festival con 5 truck food in cortile
– Ristorante / Bar interno (Tirolese e Veg)
– Workshop e Degustazioni speciali a numero chiuso
– Contest Home Brewers “Brianza Beer Factor”
– Artigianato locale (vestiti, vinili, tattoo, miele, bigiotteria, ecc.. )
– Area Relax interna ed esterna
Aree Giochi (calcetto, videogames, ecc)
– Giochi a premio
…. e tanto altro!
  BIRRIFICI PRESENTI
Birrificio Artigianale Foglie d’Erba (UD)
Birra Mastino (VR)
Ritual Lab brewing&growing (RM)
Birrificio Lambrate (MI)
Croce di Malto (NO)
Birra Bellazzi (BO)
PicoBrew (MI)
Bevog Brewery (AUSTRIA)
Rock Brewery (ME)
Vetra (VA)
FARIO (CO)
NO TOMORROW (BR)
MUTTNIK (MI)
BIBIBIR (TE)
I BRIANZOLI (BIRRIFICIO ITALIANO, GAIA, BI-DU, MENARESTA e altri saranno a rotazione in un banco con 7 spine e 7 stili diversi)
  GASTRONOMIA
Street Food Festival in cortile con:
Urban Fish – Fritto pesce, panino pesce & more
Dai bravi ragazzi – Hamburger manzo 200g con più di 5 varietà diverse, costata & more
Lo Stecchino d’Oro – Arrosticini e cibo su stecco.
Ape Cesare – Panino mortadella, coppa e mortazza; supplì fritti alla romana in 4 varianti (amatriciana, cacioepepe, carbonara e pomodoro e mozzarella) fiori di zucca alla romana; chips di patate classiche o cacio e pepe.
Terzo Girone – Cannoli Siciliani, Dolci vari
Ristorante interno con Menù Bavarese \ Tirolese \ Vegan
qui il menù: http://www.brianzabeerfestival.it/food/
▬▬▬ 🔨 WORKSHOP E DEGUSTAZIONI SPECIALI 🔨 ▬▬▬
in collaborazione con BEER BRAIN
Qui www.brianzabeerfestival.it/workshop/
 si possono consultare e acquistare
▬▬▬ 💵 INGRESSO 💵 ▬▬▬
Ingresso giornaliero 10€ comprensivo di:
– 5 degustazioni dal valore di 1€ ciascuno
– Bicchiere serigrafato con il logo del festival
(a scelta tra vetro o policarbonato * )
– Brochure con la mappa dei birrifici e tutte le birre del festival
Ingresso di 3 giorni 25€ comprensivo di:
– 15 degustazioni dal valore di 1€ ciascuno
– Bicchiere serigrafato con il logo del festival
(a scelta tra vetro o policarbonato * )
– Sacca porta bicchiere
– Brochure con la mappa dei birrifici e tutte le birre del festival
–> attenzione: chi partecipa con il bicchiere BBF delle precedenti edizioni al posto dello stesso bicchiere all’ingresso avrà una consumazione in più.
* Il bicchiere in policarbonato sarà riutilizzabile anche nella #summeredition del festival, prevista per settembre 2018.
▬▬▬ ORARI ▬▬▬
venerdì 6 Aprile 18.00 – 1.00
sabato 7 Aprile 18.00 – 1.00
domenica 8 Aprile 11.00 – 23.00
▬▬▬ DOVE ▬▬▬
a Mariano Comense (CO)
Palazzo Storico Delle Esposizioni, via Matteotti 8
www.brianzabeerfestival.it
#viterremosullespine

Dove sta andando il commercio mondiale

La questione del commercio globale ha fatto tremare i mercati nelle ultime settimane. Ad alzare il livello della sfida è stato ancora Donald Trump che ha annunciato nuove tariffe per importazioni dalla Cina che pesano oltre 60 miliardi. In seguito alla mossa di Trump è arrivata la scontata reazione della Cina (le prime notizie parlano di dazi riguardo importazioni per un valore di tre miliardi). Le borse mondiali hanno fatto registrare pesanti passivi.

Proprio il gigante asiatico è il principale obiettivo dell’azione di Trump, che sembra questa volta fare sul serio. Le misure si vanno ad aggiungere ai dazi su alluminio e acciaio annunciati il mese scorso. Rimanendo fedele al modo di fare che le è caratteristico, fatto di grandi proclami seguiti poi da azioni controllate, la Casa Bianca aveva addolcito la pillola, andando ad escludere via via vari partner dal provvedimento. Proprio ieri aveva annunciato l’esclusione di varie nazioni tra cui l’Unione Europea.

La decisione è venuta in risposta a presunte pratiche commerciali scorrette che la Cina avrebbe messo in atto, mentre l’iniziativa sui metalli industriali era stata giustificata con motivi di sicurezza nazionale: gran parte della produzione bellica Usa dipende dalle importazioni di acciaio e alluminio. Poco conta. Quando si parla di politica commerciale le motivazioni che i governi attaccano alle scelte politiche sono spesso delle etichette interscambiabili: a pesare davvero è la volontà di chi detiene degli interessi specifici nell’industria regolata dal provvedimento in questione. Questo prevale spesso sull’interesse dei consumatori, che è diffuso e quindi più difficilmente rappresentabile.

Mentre i mercati finanziari di tutto il mondo stanno a guardare con attenzione, è quindi opportuno provare a capire quali potrebbero essere le eventuali conseguenze di una guerra commerciale o di cambiamenti significativi nelle politiche dei vari attori.

Cosa può accadere sui mercati azionari?

Nel medio termine l’incertezza legata alla politica commerciale potrebbe portareturbolenza sui mercati finanziari, così come un’eventuale escalation in una guerra commerciale potrebbe condizionare le aspettative sulla crescita globale, che comunque restano positive.

Certo bisognerà capire quanto ingenti saranno le contromisure della Cina, il deficit commerciale degli Stati uniti verso il gigante asiatico supera i 375 miliardi di dollari.Pechino potrebbe quindi accettare un piccolo aggiustamento, pur di evitare l’escalation in una guerra commerciale globale. Bisogna ricordarsi che la Cina rimane il primo investitore in titoli di debito del Tesoro. Di converso, Trump ha mostrato di apprezzare le strategie spregiudicate e potrebbe continuare la sua azione, spostando la sua attenzione anche verso altri settori o partner commerciali.

Cosa succede quando salgono le tariffe? Prendiamo il caso dei metalli industriali. Negli Stati Uniti l’impatto sarebbe probabilmente l’aumento del costi per alcuni segmenti dell’industria, principalmente quella automobilistica. L’aumento dei costi di produzione si tradurrebbe in inflazione, che si tradurrebbe a sua volta in una reazione delle banche centrali in un contesto, che è bene ricordare, vede la disoccupazione ai minimi e l’economia che cresce. Tutti questi passaggi, verrebbero anticipati dai mercati finanziari, che andrebbero ad aggiustare le proprie valutazioni di conseguenza. La Fed ha appena alzato i tassi di cambio e sembra avviata a una stretta monetaria più decisa di quella che si aspettano i mercati.

La combinazione di tassi alti e costi in aumento potrebbe rallentare infine la crescita, almeno negli Usa. La produttività dell’industria americana non gioverebbe dei costi alti delle materie prime. In caso la crisi commerciale scalasse, anche le prospettive di crescita dei mercati emergenti potrebbero uscirne inficiate nel medio termine. In un contesto di valutazioni alte c’è sicuramente da tenere gli occhi aperti, specialmente per quanto riguarda gli asset rischiosi.

 

La sfida di Trump al commercio globale

La strada intrapresa dal discorso sul commercio non arriva come una sorpresa: durante la campagna elettorale Trump ha fatto man bassa di consensi tra gli sconfitti della globalizzazione. La visione con cui ha vinto il supporto in molte zone degli Stati Uniti attribuisce alla liberalizzazione sfrenata del commercio internazionale la responsabilità della crisi di alcuni settori tradizionali dell’industria americana. L’imposizione di dazi, uniti a sanzioni per le aziende che hanno delocalizzato la produzione, servirebbe dunque a ricreare i posti di lavoro perduti. Si aggiunga che la sbandierata diffidenza nei confronti della Cina, seppur condita da un grande rispetto di fondo per la leadership del gigante asiatico, è un’altra pietra angolare della “dottrina Trump”, la visione del mondo emersa nelle arene di mezza America di fronte alla platea dei delusi. Proprio in quei consessi Trump si è scagliato contro l’accordo Nafta – il patto commerciale che lega gli Stati Uniti al Canada e al Messico firmato da Bill Clinton – definito dal presidente “l’accordo commerciale più stupido non solo nella storia degli accordi commerciali, ma in tutta la storia degli accordi”. La volontà di rinegoziare questo trattato aveva già creato turbolenza lo scorso anno sulla valutazione degli asset messicani.

Trump, dunque, non è piombato come un fulmine a ciel sereno sul commercio globale. La sua azione arriva a suggello di una tendenza che vede la forza propulsiva generata dalla teoria del libero commercio scemata da tempo. Se è decisamente presto per dire che ci troviamo di fronte a un cambio di regime, sicuramente è andato progressivamente erodendosi il consenso incondizionato – tipico del periodo pre-crisi – intorno all’idea che il progresso dell’umanità passi necessariamente attraverso la liberalizzazione totale di tutti gli scambi.

Le istituzioni multilaterali come il WTO sono rimaste vittime del multilateralismo stesso. Il moltiplicarsi dei centri di potere ha trasformato i round negoziali in babeli sclerotiche, dove l’obiettivo di tutti i partecipanti è non decidere nulla. La visione di queste burocrazie sovranazionali, da Bruxelles a Washington, è andata progressivamente a divergere con l’interesse percepito da fasce rilevanti della popolazione mondiale. Basti pensare che il tavolo sul TTIP, l’accordo commerciale tra Usa e Ue che era stato negoziato dall’amministrazione Obama, era stato fatto saltare da Angela Merkel, cancelliera della Germania dell’export, prima ancora dell’elezione di Donald Trump.

Politica commerciale, volumi di scambio e crescita

Stiamo quindi assistendo a un progressivo rallentamento dell’integrazione commerciale, ma è opportuno contestualizzare questa fase. Bisogna ricordare che la politica commerciale ha sempre vissuto di cicli e specialmente dopo momenti di crisi si è assistito, anche in passato, a momenti di reflusso. Il commercio globale ha accresciuto e continua ad accrescere il benessere dell’umanità, decretando però sconfitti e vincitori. Quando la crescita viene a mancare, gli sconfitti richiedono protezione ai governi. L’influenza di questi gruppi d’interesse organizzati si fa sentire sui governi che vanno poi a negoziare la politica commerciale.

Se ci concentriamo sui dati, notiamo tuttavia come il 2017 è stato un anno eccezionale per quanto riguarda il commercio mondiale, con la crescita del volume degli scambi che ha superato la crescita del Pil per la prima volta in una decade.

Viviamo in un contesto politico multicentrico, dove le negoziazioni si svolgono principalmente tra stati o gruppi di stati. Negli ultimi anni abbiamo assistito a unmoltiplicarsi degli accordi regionali a tutti i livelli. Seppur questa tendenza sia andata rallentando negli ultimi anni, i nuovi accordi che sono stati siglati continueranno a sortire i propri effetti negli anni a venire.

Ora l’amministrazione Trump ha espresso chiaramente di la necessità di ridurre gradualmente il deficit commerciale con la Cina, ma questa riduzione potrebbe essere compensata dall’apertura di nuove rotte. Proprio nello stesso giorno in cui Trump firmava le nuove tariffe sui metalli, undici stati che si affacciano sul bacino del Pacifico, inclusa la Cina, approvavano una versione rivisitata del TPP, l’accordo commerciale da cui Trump aveva ritirato gli Stati Uniti come uno dei primi provvedimenti del suo mandato.

A cura di Richard Flax, Chief investment Officer di Moneyfarm