GIORNO DEL RICORDO: INCONTRO CON GLI STUDENTI DI CIVITANOVA

“Le Istituzioni hanno il dovere di coltivare la memoria, insegnando ai giovani che un Paese civile e democratico non può avere paura del proprio passato: gli orrori perpetrati, tutti gli orrori, debbono costituire testimonianza viva, affinché non si ripetano mai più”.
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Così il presidente Antonio Pettinari spiega il significato della ricorrenza del Giorno del Ricordo (10 febbraio) che la Provincia, l’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea “M. Morbiducci” e l’Anpi provinciale di Macerata hanno organizzato, anche per il 2014, tra gli studenti e per gli studenti.

L’anno scorso fu il Liceo “Giacomo Leopardi” di Recanati, martedì 11 febbraio è toccato all’Istituto di istruzione superiore “Leonardo da Vinci” di Civitanova Marche ospitare la manifestazione provinciale in Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Una pagina complessa della storia, per troppo tempo dimenticata, che il professor Paride Dobloni ha raccontato nella lezione dal titolo “Che cos’è un confine? Foibe, la difficile storia del confine orientale italiano”.

“Un’occasione culturale e didattica – afferma Paolo Cartechini, presidente del Consiglio provinciale – pensata specialmente per le nuove generazioni, a cui dobbiamo rivolgerci per assicurare una società e un futuro migliori”.

Macerata e le Marche dopo Napoleone

Lo Stato Pontificio restaurato, dopo la scomparsa di Napoleone dalla scena politica, si avvale dell’opera del cardinale Consalvi, segretario di Stato, antiliberale, ma non reazionario, che porta avanti una politica moderata e salva quello che di buono avevano portato i francesi. La base del nuovo ordinamento pontificio durerà fino al 1860. Lo Stato Pontificio viene diviso in diciassette delegazioni, raccolte in tre ordini. Quella di prima classe, quella di seconda a cui appartengono Macerata e Fermo, quella di terza a cui appartiene Camerino. Tutte le delegazioni sono rette da prelati, col ruolo di “delegati apostolici”. Il delegato ha poteri politici, amministrativi e giudiziari. Nel 1824 la delegazione di Camerino sarà aggregata a Macerata. Ma già dal 1817 serpeggiano i malumori e si consolidano alcune sette “carbonare” Nel 1817 a Macerata alcuni moti aprono la via al Risorgimento. Nel 1818 carbonari marchigiani si trovano coinvolti in arresti fatti dagli austriaci nel Lombardo-Veneto. I moti del 1820-21 pur non coinvolgendo le Marche registrano la diffusione di scritti e proclami inneggianti alla Costituzione. Dopo un clima più retrivo con l’elezione di nuovi papi, Leone XII (nato a Genga, papa dal 1823 al1829), Pio VIII (di Cingoli, papa per un solo anno), Gregorio XVI (papa dal 1831 al 1846), a seguito dei moti del 1831 si formano a Macerata e Loreto governi provvisori. Insorgono Montecosaro, Matelica, Morrovalle, Petriolo…Ma sono moti che presto verranno repressi. Dopo il 1832 gruppi mazziniani sorgono in tutte le Marche. Nel 1846 un’ondata di entusiasmo accoglie l’elezione del nuovo papa, Pio IX, di Senigallia. Esplodono feste, luminarie banchetti patriottici… in cui si grida “viva il papa!”. Le speranze sul nuovo papa che sembra avere a cuore le sorti dell’Italia e che fa appena eletto varie riforme, sono molte, fino a che in occasione della Prima guerra d’Indipendenza contro l’Austria, a cui lo Stato Pontificio partecipa, dalle Marche non partono molti volontari per combattere. Ma il ritiro delle truppe da parte del papa costituirà la fine di un sogno. Nel clima incerto in cui le operazioni della guerra continuano sul finire del 1848 Garibaldi è nelle Marche e a Macerata è eletto deputato alla Costituente convocata a Roma. Nel maggio del 1849 però ci sarà l’ultima restaurazione da parte degli austriaci.
Negli anni ’50 la politica piemontese con la formula “Italia e Vittorio Emanuele” si fa largo anche nei nostri territori fino a che in occasione della Seconda guerra d’Indipendenza del 1859 non ci sarà una sollevazione popolare.
In occasione dell’Impresa dei Mille del 1860 le Marche saranno terreno di scontro a Castelfidardo tra l’esercito piemontese e quello pontificio.

Sconfitto l’esercito del papa nelle Marche assumerà il ruolo di regio commissario Lorenzo Valerio (mandato da Cavour) che resterà in carica fino al 19 gennaio del 1861, quando un plebiscito determinerà l’annessione delle Marche al Regno Sabaudo.